Counselor

Da vent’anni trasformo la mia passione e dedizione per la cura della relazione umana, nella mia professione. Nasco come pedagogista ed educatrice e negli anni sono diventata anche counselor. Per me lavorare con gli altri significa crescere, maturare, cadere, rialzarsi, sbagliare, gioire, soffrire, perdere, vincere, stare nel qui e ora dell’esperienza sempre accanto all’ altro e con l’altro, insieme.
Se come dice la Danon il counseling è “la relazione che promuove la crescita personale”, che mira all’autorealizzazione, per me raggiungere la vera autorealizzazione significa anche saper porre le proprie capacità al servizio del prossimo, della collettività, di un ideale. Significa sentirsi “essere speciale”, essere in grado di contribuire con la propria vita allo sviluppo di tutta l’umanità, anche se si è un piccolo granello di sabbia. Ritengo che se ciascun essere umano realizzasse il suo vero io, senza lasciarsi trascinare in questa corsa verso chissà cosa o abbandonarsi all’oblio dell’apparenza, e si sentisse parte di un tutto, sicuramente il mondo sarebbe un posto migliore dove vivere.

Ecco perché mi risuonano le parole di Yalom a proposito della vita del terapeuta come vita di servizio volta alle necessità e alla crescita dell’altro, terapeuta come depositario di segreti, anche dolorosi, terapeuta come appartenente alla “venerabile e onorevole corporazione dei guaritori. Noi terapeuti siamo parte di una tradizione che affonda le sue radici non solo nei nostri immediati antenati psicoterapeuti ma anche in Gesù, Buddha, Platone, Socrate, Galeno, Ippocrate, e tutti gli altri grandi leader religiosi, filosofi e medici che hanno, sin dall’inizio dei tempi, alleviato la disperazione umana”(Yalom, 2018).

Pensiero acuto e commovente perché trovo che sia molto bello avere un ideale etico così profondo che guidi il proprio lavoro ma soprattutto il proprio modo di essere nel mondo e di essere per il mondo. Un ideale comune ai miei profili perché comune è l’amore e il rispetto per l’altro.